I templi cristiani del passato

 

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La chiesa matrice di Rocchetta Sant’Antonio nasce sulle rovine di almeno due templi cristiani. Per comprendere il periodo storico a cui attribuire le strutture preesistenti bisogna andare nell’XI secolo, quando Rocchetta, chiamata al tempo Oppidum Rocca, aveva un arciprete nel Clero e un signor nel Castello con amministrazione autonoma, a quel tempo in mano a Ioffredo del Torpo, del conte Filangieri e del barone Gagliardi. Documenti riportano la presenza di un arciprete sin dal primo secolo dopo l’anno mille. Nel 1120, infatti, emerge la firma di Giovanni arciprete di Rocchetta nelle vicissitudini attinenti al castello Sant’Antimo che per un periodo diede il nome al paese in Rocce Sant’Antimi.
Quindi sulla rocca vi era certamente un tempio ritenuto di così tale importanza da avere un arciprete. Dopo i lavori di restauro negli anni ’90, sono emerse a sostegno della teso del sacerdote Giovanni Gentile, autore nel 1888 della cronistoria di Rocchetta Sant’Antonio, le tracce di due muri perimetrali precedenti all’attuale costruzione settecentesca. La prima è databile intorno XI secolo, con la presenza di affreschi e murature a sacco.

La chiesa del XI secolo
Di questo tempio doveva esser arciprete Giovanni, firmatario del documento del 1120. La strutture era posizionata in maniera obliqua rispetto all’attuale tempio baroccheggiante. La facciata era rivolta ad oriente, come è consueto e all’interno le mura erano impreziosite da affreschi.
La distruzione di questo tempio è imputabile al rovinoso terremoto dell’Italia centro-meridionale, e precisamente in Irpinia, del 5 dicembre 1456, con una magnitudo stimata di 7.1, considerato come il sisma più forte registrato in Italia durante il II millennio in virtù dei suoi effetti distruttivi e micidiali estesi a gran parte dell’Italia centrale e meridionale.

dalle cronache si legge
«Nell’anno del Signore 1456, durante la quinta indizione, nella notte di Santa Barbara vergine nel mese di dicembre, alle ore undici della notte, vi fu un immane terremoto, così intenso che non si conserva memoria più antica e non si ha notizia che siano state subite cose simili da tutti gli abitanti in questo Regno di Sicilia sin dall’inizio del mondo.»
(Vincenzo Ciarlanti, Memorie Istoriche del Sannio)

Questo sisma rase al suolo gran parte del paese, e ad aggravare la situazione ci fu un secondo sisma dopo soli 10 anni, e precisamente il 15 gennaio 1466, con epicentro ancor più vicino a Rocchetta.
La popolazione non lascio il paese senza un luogo di culto, costruendo una nuova chiesa utilizzando le mura perimetrali della vecchia e arricchendola con  il campanile terminato nel 1588  ed eseguito da Angelo Mancini, per volontà del vescovo matematico Marco Pedoca (al quale è intestata la piazza sottostante alla torre campanaria). Quel campanile è ancora esistente e di compone di  un corpo ottagonale coronato da una cupolina cuspidata maiolicata.

 

Ma anche il tempio post sisma del quattrocento, non è arrivato a noi molto probabilmente a causa di un incendio, le cui tracce furono ritrovate durante gli scavi degli anni ’90. Gran parte del secondo tempio andarono distrutte, a partire dalla navata rivolta ad oriente e all’abside. Si conserva di quel tempio un pavimento in cotto presente nella parte sottostante l’attuale pulpito. Di quella chiesa però resta ai posteri la torre campanaria di grande espressione geometrica e di imponente manifattura.

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